Di corsa in Mitech

Gian Marco Mazzocchi FBmitech_BOARD

classe 1974, laurea in ingegneria Gestionale nel 1999 e un curriculum che annovera talmente tante esperienze professionali da renderlo il candidato ideale per poter tenere corsi su come e dove cercare un’occupazione se sei un neolaureato in Ingegneria. Un lungo percorso che lo porterà, a dieci anni dalla laurea, precisamente nel 2009, a lavorare nella nostra azienda.

  • Qual è stata la tua esperienza più significativa di lavoro prima di quello attuale?

GM – Dal punto di vista umano e di esperienza, direi quasi tutte. Dal punto di vista professionale, sia il lavoro del 2001 in Informatica Trentina che quello in Infobusiness, una società di Parma del gruppo Infocamere, in cui il mio ruolo era quello di analista e project manager all’interno della Camera di Commercio di Roma per un progetto workflow management, lavoro entusiasmante e complesso visto che dovevamo mettere “ordine” nell’enormità di informazioni e processi riguardanti imprese, albi, registri, e pratiche relative ai vari settori. Questa esperienza e ciò che ho imparato verrà poi fatto fruttare nell’esperienza in Mitech dove, appunto, mi occupo di gestione di sistemi documentali, di Business Process Management e delle relative tecnologie nell’ambito dell’ecosistema SAP.

  • Prima di Mitech, però, passano diversi anni, durante i quali lavori anche molto lontano da Mantova, sia in Australia che negli Stati Uniti, come mai ti sposti così lontano?

In quegli anni, per diverse ragioni, mi appassiono al triathlon e conosco il titolare del Winning Time di Mantova, un’azienda di Mantova con business un po’ in tutto il mondo che vende sistemi di cronometraggio per lo sport. Decido di mettermi in gioco provando a cambiare lavoro e inizio a fare per loro il commerciale estero. Ed è proprio mentre mi trovo negli Stati Uniti che conosco Coreen, mia moglie, per la quale decido di trasferirmi a Denver, in Colorado. Mi iscrivo alla University of Colorado dove conseguo un MBA (Master of Business Administration). Ma le offerte nel campo sportivo superano di gran lunga quelle del settore informatico – o forse ero io che guardavo maggiormente alle prime – e infatti continuo a fare il commerciale per un’azienda specializzate in questo ambito, Ipico Sport. Più recentemente, fra l’altro, vivrò anche una parentesi lavorativa in Australia di poco più di un anno, questa volta invece in ambito informatico.

  • Viste le tue diverse esperienze lavorative sia per tipologia di lavoro che per luogo ove svolgerlo, ci riesci a fare una sintesi dell’aspetto culturale che sta alla base della vita professionale italiana?

GM – Si dice che l’Italia sia “un paese di santi, poeti e navigatori”. Io trovo la definizione molto valida. Da noi c’è molto talento individuale ma spesso questo si disperde nel caos organizzativo e nella inefficienza gestionale delle aziende. In Germania, tanto per rimanere all’interno dei confini europei, non è così, o, parlo per esperienza personale, negli Stati Uniti o in Australia. L’Italia ha grandi pensatori e scienziati ma pochi successi imprenditoriali duraturi di ampio respiro, quei pochi sono eccezionali eccellenze – e sottolineo il concetto di eccezionale nel senso di “eccezione alla regola” – come, ad esempio, Luxottica o Ferrero. Abbiamo poca disciplina e coesione, ingaggiamo spesso e volentieri guerre da vicinato, non siamo bravi a fare soldi facendo quello che sappiamo fare bene. In aggiunta siamo estremamente melodrammatici, basti guardare le e-mail di una qualsiasi azienda italiana inviate nel corso di un semestre: quelle che hanno per oggetto “urgente” declinato anche nei vari superlativi, non si contano. Come non si disegnano urla, strepiti o insulti nel nostro modo di operare.

  • Eppure, pare incredibile, siamo ancora in piedi…

GM – Beh, l’arte della sopravvivenza la applichiamo benissimo: da un lato le carenze organizzative ci hanno resi elastici e adattabili, dall’altro non sempre disdegniamo i sotterfugi. E riusciamo a vivere sempre a un passo dall’affondare, siamo degli esperti di sopravvivenza economica; se dovesse capitare all’Australia una crisi economica come quelle che viviamo noi ci sarebbe un suicidio di massa.

  • Quindi, tornando al presente e alla tua realtà specifica, quali sono gli aspetti positivi del tuo lavoro alla Mitech e quali invece quelli per cui il lavoro diventa più complesso?

GM – Lavorare in Mitech significa stare a diretto contatto con la realtà delle imprese e degli ambiti applicativi, cosa che ti permette di sviluppare buone competenze ed esperienza, anche perché si tratta di creare soluzioni informatiche chiavi in mano e da tale processo si impara molto. Però non di rado noi siamo anche l’ultimo anello della catena di consulenza, quello che arriva a risolvere problemi quando il malato è molto malato e il danno è già stato fatto. E dobbiamo lavorare con persone giustamente scontente che hanno già speso soldi e tempo e che adesso vorrebbero risoluzioni facili, immediate ed economiche. Quindi il nostro lavoro si inserisce in un contesto anche psicologico non sempre “pacifico”: però, visto che i problemi ci sono e vanno affrontati, la nostra capacità di ascolto, comprensione e risposta ha fatto sì che in tanti casi riuscissimo a risolvere situazioni complesse con ottimi risultati, acquisendo la fiducia dei nostri clienti finali.