L’innovazione da Ford a Facebook fino ai robot

L’innovazione da Ford a Facebook fino ai robot

Francesco Bellomi FBmitech_BOARD

ha cominciato a lavorare con Alberto Allegretti ancora prima che la Mitech nascesse, esattamente nel 1999, in occasione del famoso anno del baco, non un anno dello zodiaco cinese ma il periodo in cui il terrorismo sul Bug del Nuovo Millennio e il paventato tilt dei computer – tutti impallati davanti a un anno che finiva con “zerozero” – dopo aver spaventato addetti ai lavori e inesperti e aver arruolato un numero esorbitante di informatici a “porvi rimedio”, si rivelò un malato un po’ vero e un po’ immaginario e nessuna catastrofe ebbe luogo. Il suo ruolo di “architetto informatico” si può spiegare come quello di chi, all’interno di un’offerta tecnologica sempre più vasta e complessa, sa scegliere la soluzione più utile ed efficiente sia rispetto alle peculiarità settoriali di un’azienda che rispetto a tutte le innovazioni che la tecnologia di continuo propone.

  • Come definiresti l’azienda in cui lavori e di cui sei una delle figure più longeve?

FB – La Mitech è una specie di Atelier della Moda: noi tagliamo sul posto, a misura del nostro cliente, il software che gli è utile. Da noi non si comprano pacchetti standard, la nostra azienda non ti dà la risposta tradizionale ma quella che ti introduce l’innovazione su misura per te, questo significa che noi non forniamo solo tecnologia ma un progetto innovativo più ampio e per farlo dobbiamo studiare l’azienda e parlare con chi ci lavora. I preventivi “a priori”, vale a dire pre-conoscenza, per noi non esistono.

  • Nel parlarmi di quello che fa la tua azienda, mi sottolineavi la differenza fra tecnologia nuda e cruda e innovazione, in che senso?

FB – Diciamo che la portata innovativa dovuta all’introduzione di un’invenzione tecnica o tecnologica non è sempre proporzionale alla qualità della stessa. Ora mi spiego meglio con un esempio: il tipo di software che sta alla base di Facebook non è più complesso di quelli usati per altre “cose”, anzi rispetto ad alcuni lo è molto meno: in termini meramente informatici questo social si potrebbe definire un’innovazione tecnologica minore però la sua portata di innovazione complessiva, in primis sociale e culturale, è molto forte, quasi rivoluzionaria e nemmeno comparabile alle sue peculiarità informatiche.

  • Quindi per innovazione intendi, in senso più ampio, gli effetti che ha sul proprio tempo un’invenzione di natura informatica?

FB – No, non di natura esclusivamente informatica. Ti spiego facendoti un altro esempio, quello della Ford. Quando l’imprenditore americano dell’auto introdusse la famosa “catena di montaggio” all’interno della sua fabbrica – e per farlo prese spunto dal lavoro delle macellerie di Chicago dove i capi di bestiame erano attaccati con cinghie e guide che, nella fabbrica d’auto, divennero il luogo dove scorrevano i telai delle macchine – in realtà ebbe un’intuizione notevole ma realizzò una “struttura” tecnica non così complessa. Però questa innovazione tecnica tutto sommato “semplice” produsse una serie di effetti rivoluzionari: il lavoro organizzato in questa maniera infatti abbassò i costi aziendali, permise di alzare gli stipendi degli operai, aumentò il numero di pezzi prodotti e diminuì il loro prezzo di vendita, perfezionò la qualità delle vetture, permise per la prima volta a chi lavorava alla Ford di diventare anche un’acquirente di un’auto Ford con tutto quello che ciò significava anche nei termini di crescita sulla scala sociale.

  • Si potrebbe dire quindi, col senno di poi, che le grandi innovazioni tecnologiche siano quelle che hanno trasformato in maniera più o meno significativa la vita dell’uomo?

FB – Si può dire che le grandi innovazioni della storia sono quelle che hanno portato a un cambiamento ampio culturale e sociale, certamente molto superiore a quello legato alle caratteristiche della tecnologia che le sostiene e talvolta anche non del tutto prevedibile. Quelli che noi proponiamo come Mitech ai nostri clienti finali sono dei progetti innovativi più ampi della mera novità tecnologica, sono degli strumenti che trasformano il loro modo di lavorare semplificandolo.

  • Secondo te quali saranno i prossimi passaggi dell’informatizzazione e quali saranno le tecnologie che domineranno il nostro modo di vivere? Te lo chiedo perché chi non è informatico ha sempre le idee talmente confuse da avere più paure che entusiasmo.

FB – Non saprei prevedere tutte le rivoluzioni che ci attendono, è già stato detto molto nella letteratura di genere: Asimov e Clarke – tanto per citare i più noti – fanno ben capire l’impatto emotivo e sentimentale che l’introduzione delle nuove tecnologie può avere. È già in atto (vedi Siri, Echo e Amazon) e caratterizzerà sicuramente gli anni a venire, la tecnologia legata all’intelligenza artificiale che cambierà per forza di cose il modo di fare il nostro lavoro. Esserne consapevoli significa prepararsi a questa rivoluzione ed essere pronti ad una nuova collaborazione con le macchine.

  • Sarà quindi un modo pieno di robot che ci ruberanno le nostre abilità professionali?

FB – Ogni previsione sul futuro può mettere entusiasmo o ansia a seconda di come le persone sono emotivamente ma, passate le prime paure dettate dall’ignoto e anche da una sorta di strana competizione con l’intelligenza artificiale, l’approccio che adottiamo noi che di informatica ci cibiamo per lavoro e per passione, è lo stesso da sempre: conoscere le tecnologie, informarsi, studiare, imparare così da applicarle nella maniera giusta perché l’innovazione ci semplifichi la vita. Diciamo che, se l’intelligenza artificiale fosse alla fine così intelligente da restituirci un po’ di tempo libero come potrebbe fare, allora forse avremmo un futuro migliore!